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Pomodoro da industria. Campagna di trasformazione 2020

news | 03 November 2020

ANICAV, tre fattori che hanno pesato: “Effetto pandemico su organizzazione del lavoro e tutela dei lavoratori, calo delle rese industriali e di quelle agricole nel foggiano, la maggiore zona di approvvigionamento per l’intero bacino. Situazione anomala e straordinaria”

Si è conclusa la campagna di trasformazione del pomodoro in Italia con una produzione complessiva di 5,16 milioni di tonnellate di pomodoro processato – come rilevato dai dati elaborati dall’ANICAV - in aumento del 7,6% rispetto al 2019, a fronte di 65.634 ettari messi a coltura (+2% sul 2019). Il dato si inserisce in una situazione di crescita generale a livello mondiale (+3%): l’Italia si conferma il primo trasformatore in assoluto di derivati del pomodoro destinati direttamente al consumatore finale.

Nel Bacino Nord il trasformato finale ha raggiunto i 2,74 milioni di tonnellate - con un aumento del 15,7% sullo scorso anno - mentre nel Bacino Centro Sud sono state trasformate 2,42 milioni tonnellate, in lieve riduzione rispetto al 2019 nonostante i maggiori ettari investiti, a causa del significativo calo delle rese agricole nell’areale foggiano che rappresenta la maggiore zona di approvvigionamento per l’intero bacino.

“Quella appena terminata è stata una campagna complicata, in particolare dal punto di vista dell’organizzazione del lavoro e della tutela dei nostri dipendenti” - ha dichiarato Giovanni De Angelis, Direttore Generale ANICAV. “Ma le nostre aziende sono riuscite a gestire questa non semplice situazione nel migliore dei modi. La nostra filiera, che già normalmente garantisce elevati standard qualitativi e di sicurezza applicando tutte le norme e i protocolli sottoscritti tra Confindustria e sindacati, non si è mai fermata, anche nel lungo periodo di lockdown, perché ritenuta strategica e chiamata a garantire le forniture di beni essenziali in Italia e all’estero”.

Per garantire gli elevati standard qualitativi di passate, pelati, polpe e pomodorini è stato necessario impiegare maggiori quantità di pomodoro fresco, con un conseguente calo delle rese industriali. Inoltre, per quanto riguarda il prezzo della materia prima - che resta il più alto al mondo - si è registrato, in particolare al Centro Sud, un importante incremento rispetto a quanto pagato nel 2019.

“L’Italia si conferma il primo trasformatore in assoluto di derivati del pomodoro di qualità destinati direttamente al consumatore finale, pelati, polpe, passate e pomodorini, e primo esportatore mondiale” - ha continuato De Angelis. “Scontiamo, tuttavia, un peccato originale: abbiamo lasciato che il mercato spingesse in un angolo il pomodoro conservato e la sua cultura, riducendolo a una commodity che, negli anni, ha impoverito i nostri prodotti appiattendo di fatto la percezione della loro qualità. L’obiettivo dovrà essere quello di allontanare il pomodoro dal concetto di commodity a basso costo, puntando sull’informazione e sulla formazione di un consumatore consapevole che sia disposto a pagare un premium price nel quale sia compreso il benessere sociale proprio e delle generazioni che verranno e che riconosca gli sforzi fatti dalla filiera in tema di sostenibilità etica ed ambientale”.

Retail & Horeca: dall’effetto stock al calo drastico dei consumi

La campagna è stata caratterizzata da una particolare attenzione dovuta alla difficile situazione degli stock di magazzino, praticamente azzerati per i formati retail a causa dell’incremento dei consumi iniziato con il periodo del lockdown e proseguito anche successivamente. Alla luce delle produzioni ottenute quest’anno sarà molto difficile, per tali tipologie di produzioni, arrivare a congiuntura.

Diverso lo scenario per il canale Horeca (bar, ristoranti, alberghi) – che assorbe circa 1/3 della produzione di derivati del pomodoro - che, nei mesi di emergenza sanitaria, ha registrato un crollo netto delle vendite legato alla chiusura dei canali di consumo fuoricasa sia in Italia che sui mercati esteri con effetti negativi che continuano ancora oggi anche tenendo conto dell’attuale evoluzione epidemiologica e normativa.

In entrambi i casi si tratta, comunque, di una situazione straordinaria, legata all’evento pandemico, che non può essere in alcun modo considerata strutturale.